Breve invito a rinviare il suicidio

” Chissà perchè la fine di un amore mi fa sempre tanto bene, non reagisco mai come come le comuni squinzie e gli stilisti da tentato suicidio io, anzi: è come se tutto il corpo venisse sottoposto ad una cura bisettimanale nella spa più lussuosa e fuori tempo massimo di Milano Marittima; la pelle mi si tira tutta su e attorno  meglio di un lifting tanto che mi sento già pronta a ballare un’estate intera di minuetti hip hop col Giustino, il figlio della portiera, il corpo si tonifica e raggiunge senza sforzi eccessivi il grado adeguato di cremosità e grasso superfluo tanto che tutti prendono a chiamarmi ‘ tesoro’, ‘ cucciolo mio ‘  e addirittura ‘ signora ‘, e poi lo sguardo appena velato di rimpianto inespresso è un’esca infallibile, si sentono tutti magicamente già pronti ad esplorare il mare in tempesta del tuo essere diva e donna, separata in termini consensuali ed amichevoli da uno che ti trascura per passare tutte le sere al pub irlandese con gli amici o a girare pessimi film. Sì, sono davvero brava io a superare il dolore senza fingere d’ignorarlo, senza lasciarlo infistolire nell’ennesima macchia di malinconia appena fuori campo, che poi me l’ha detto anche Paolo Fox l’altra sera alla festa di compleanno di DelNoce tra una ossobuco alla milanese e l’altro, voi dello scorpione siete più bravi nella sfiga che nella felicità…”

Così pensavo stanotte, seduta al buio nel salotto buono di casa mia, vale a dire di Palazzo Taverna, ci tengo a precisarlo perchè sia chiaro che io l’ici sulla prima casa la pago comunque, essendo ormai stata dichiarata patrimonio dell’umanità, e finchè non tolgono quella sulla sesta di festeggiare in piazza con Fini e i tortellini per me non è il caso.

Avevo già stretto il laccio emostatico e l’ago della siringa misto medatone e Aiax nuovo profumo di lavanda era lì sulla vena; Fassbinder, vale a dire il mio maggiordomo e tuttofare che per essere bello impossibile e dal sapor mediorientale ho scoperto nativo di Matera e iscritto al sesto anno fuori corso di scienze politiche, lo stronzo, era fuori per la serata ‘ di libertà’, come la definisce lui, che le libertà ormai se le prende un po’ ovunque e soprattutto con chiunque tra fratte e dune e locali con tessera arcigay di Roma e nulla insomma avrebbe potuto smuovermi dal mio proposito nè sabotarlo in alcun modo, non avrei fatto come quelle poverette che approntano il suicidio sulla base degli orari di rientro del marito o del giro di ronda della portiera per farsi salvare in extremis, io al mondo ho dato tante soddisfazioni, chiedete pure nei locali bear di Roma, ma quella di sopravvivere proprio non sono disposta a concedegliela.

Lo sguardo velato di lacrime vagava stancamente sul teleschermo lasciato acceso a bella posta per creare quel senso di morte a venezia e di decadenza viscontiana sul luogo della tragedia e poi perchè essendo la bolletta a carico di Monsignor Bagnasco che ha già opzionato la nuda proprietà dei miei beni in cambio di certe bazzecole a me non costa nulla, mi spiaceva soltanto il fatto che forse avrebbero trovato il mio corpo esanime davanti all’ultima puntata di X-Factor, nemici ne ho tanti specie nel giornalismo e si fa presto a spargere maldicenze a mezzo stampa sul cadavere di una morta insinuando che l’ha fatta finita per colpa dell’amore per dj Francesco.

Il telefono si è smesso a squillare e la segreteria mi ha restituito la voce del mio amico Ugo, 120 chili di omosessualità in olio d’isterica, mi ricordava che l’indomani all’alba dovevamo essere davanti alla Feltrinelli per comprare i biglietti del concerto di Madonna; poi un messaggio di Paola e Chiara per invitarmi alla solita serata trendy chic nel solito locale di frocie artistoidi, ‘ dài, vieni che ci sono le lesbiche che fanno la lotta nella panna montata ! ‘ hanno cinguettato in coro e in la maggiore nella cornetta prima di mettere giù; poi mia madre che mi ricordava quanto siano sbagliate le mie scelte, mica l’essere gay, i colori delle tende per la mia depandance di duemila metri quadri con sconfinamento nella canonica di san Giovanni in laterano, dice che il rosso Giuda non si adatta ad un’ambiente di preti e che ha già ricevuto una lettera di protesta dalla conferenza episcopale italiana; e alla fine ho sentito aprirsi l’uscio di casa, Fassbinder è strisciato dentro con quel suo passo da assassino per non dire da etoile mancata e con la tenerezza di Giselle mi ha sussurrato: ‘ ma che cazzo fai, stronzo ? ‘.

‘ Niente, così, mi ammazzo ‘ gli ho risposto io piccata e serissima tanto per non dargli soddisfazione. Lui mi ha guardato un istante con quei suoi occhi pieni di bruma autunnale che sembrava provenire da Brest e ha aggiunto ‘ Ah, allora va bene. Io vado a dormire. In caso condoglianze ‘.

Non ho ancora capito se me la he fatte per la morte che mi attendeva o per la vita che mi resta da vivere.

 

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