A metà mese gli studenti orsi ai quali mesi fa avevo affittato uno dei miei innumerevoli appartamenti sparsi per Roma, e che nel frattempo sono diventate delle magrissime fashoniste a forza di canne e seratine alcoliche per la capitale, hanno deciso che possono anche studiare per la sessione autunnale al paese e poi cercarsi un alloggio meno caro alla fine dell’estate, meno caro del mio che ancora chiedo ottocento euro per tre camere e servizi praticamente in centro non so davvero cosa intendano, probabilmente andranno a ripassare sociologia delle infrastrutture coi barboni e i tossici del diurno di via Milazzo angolo principe Umberto, e buon pro gli faccia.
Mi sono messo dunque a fare le pulizie di questo piccolo appartamento al Quadraro, due passi dalla metro e uno dai quartieri più in dello chic xenofobo assai di moda ultimamente tipo il Pigneto, zona di sapori e odori intensi, pasoliniani, per non parlare degli effluvi di deodorante cheap delle trans ecuadoregne che la battono giorno e notte, instancabili come e più di Lorella Cuccarini, prima del collasso intendo, che voglio essere buona. Ho buttato via le cose più brutte, comprato qualche mobile usato da un rigattiere gay e serbo in parti uguali a Porta Portese, ho fatto allacciare una linea telefonica nuova: è diventato subito abbastanza chiaro insomma che ancora una volta l’inconscio l’aveva vinta sul raziocinio, quel poco che me ne rimane, e che le stampe finto Warhol da appendere alle pareti per mischiarle con le serigrafie vere che Andy buonanima mi regalò in punto di morte ‘ per avergli fatto fare tante risate ‘, dio solo sa come gli è riuscito di distinguerle da quelle che gli procurava la metanfetamina, non erano destinate ad allietare una coppia senza figli o i soliti tedeschi in cerca di un bed and breakfast dal sapore esotico, ma soltanto me.
Del resto, cambiare casa alla fine di un amore non può che fare bene, io poi sono anche una bella schizzinosa, non potrei sopportare di trascinarmi qualcuno nello stesso letto in cui ho fatto l’amore - lo fanno sempre gli altri, io sto lì che con l’aria di una che aspetta l’intercity per Caserta della mezza - con l’Altro della mia vita o del momento, preferisco cambiare letto allora o, dati i potenti mezzi a disposizione, direttamente indirizzo. E nelle ultime tre settimane, vale a dire da quando io e Matteo abbiamo chiuso, di gente per il mio letto ne sta passando davvero parecchia, per non parlare poi della cucina, del bagno, e per fortuna che sto al pianterreno e non ho il terrazzo, soffro di vertigini.
Comunque Matteo ci tiene molto a ‘ restare amici ‘, così mi ha detto, ho cercato di fargli presente che sono peggio della Bertè quanto ad amicizie, una gattara impazzita col complesso della Baby Spice, lui niente, impassibile per non dire sardo come sempre, mi è toccato per forza di cose organizzare un’inaugurazione estemporanea, tanto doveva passare da me a riprendersi i suoi cd e i suoi libri - invece mi ha lasciato gentilmente la confezione di lubrificante all’aloe vera da cinque litri che mi ha regalato per San Valentino - .
E’ rimasto piacevolmente colpito dal mio nuovo nido, gli ho mentito senza alcun rimorso raccontandogli che l’avevo appena comprato e che volevo passarci tutta l’estate da solo, lontano dai locali gay e dalle feste di orsi - non faccio praticamente altro ormai, sto mettendo su una panza alcolica spaventosa e una collezione di sapori scrotali sulla lingua che la metà negli anni ottanta sarebbero bastati a fare di me una stella dell’Olympia o la sfidante diretta di Ramba e Miss Pomodoro - a meditare sul triste epilogo del nostro concerto e a scrivere ovviamente.
Si è bevuto tutto come un rosolio e mica mi ha chiesto ‘ che stai scrivendo adesso ? ‘, almeno da sfidanzati la soddisfazione avrebbe anche potuto darmela, invece si è limitato a grattarsi la barba rossiccia all’attaccatura e a fare sì col mento, anche per lui è sempre stato più importante rimanere a casa, tra quattro mura - e quel tugurio di mura ne ha davvero quattro di numero - lontano dalle isterie della modernità e dalle foto wannabe, qualunque cosa voglia dire.
Infatti prima di andarsene col suo sacchetto di ricordi per fortuna non in comune mi ha domandato ‘ ma tu ci sei stato al gay pride ‘ ? ‘ No ‘ gli ho risposto coraggiosamente chiudendogli la porta e agitando la mano in segno di saluto.
Ho omesso di aggiungere che sono STATO un gay pride per tre settimane e per non meno di dieci individui diversi, non mi sembrava proprio il caso di rovinargli l’immagine di me intabarrata nel mio dolore come una donna della sua terra, orgogliosa, in piedi accanto ad un nuraghe a scrutare l’orizzonte in attesa del suo ritorno.
Dobbiamo o no restare amici ? Appunto: ad un amico le menzogne sono sempre più gradite che la verità ad un innamorato.



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